Sostanze chimiche
Profilo ambientale del prodotto elettrico in Europa: REACH, CLP, nuova RoHS, nuova RAEE, Energy Related Products
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- Written by Massimiliano Vurro
Regolamento REACH
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- Written by Massimiliano Vurro
REACH è l’acronimo di Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals.
Dal 1° giugno 2007 è entrato in vigore il Regolamento REACH (CE) n. 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio che, attraverso un unico testo normativo, sostituisce buona parte della legislazione comunitaria attualmente in vigore in materia di sostanze chimiche e introduce un sistema integrato per la loro registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione.
Il Regolamento prevede in particolare la registrazione di tutte le sostanze prodotte o importate nel territorio dell’Unione in quantità pari o superiore ad una tonnellata all’anno.
L'agenzia Europea ha valutato che tale procedura interesserà circa 30.000 sostanze in uso nel settore chimico e nelle varie filiere manifatturiere.
Il Regolamento inoltre istituisce l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche insediata ad Helsinki allo scopo di gestire e, in alcuni casi, di realizzare gli aspetti tecnico-scientifici e amministrativi connessi e di assicurarne la coerenza applicativa a livello comunitario.
Bisfenolo A, non solo biberon
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- Written by Massimiliano Vurro
Il BPA(Bisfenolo A) è un composto organico che viene utilizzato per produrre le plastiche dure che sono a diretto contatto con cibo o liquidi.
L’allarme nei confronti del BPA esiste dal 1936 quando si trovò una correlazione tra la sostanza ed i disturbi che questa può arrecare al sistema endocrino.
Ad oggi oltre 150 studi scientifici su roditori dimostrerebbero la pericolosità del composto anche a bassi dosi per l’uomo, ma in Europa il BPA non è bandito…o quasi.
Il BPA si usa per la laccatura interna delle lattine di alluminio, per produrre bottiglie di plastica e biberon (fino a luglio 2011), nelle tubature dell’acqua e nelle otturazioni dentali.
La sostanza può migrare nei cibi o nella bevande se la plastica è rotta (spesso capita a causa dei ripetuti cicli di lavaggio in lavastoviglie) o se la si porta ad elevate temperature (ad esempio attraverso sterilizzatori).
Secondo una ricerca apparsa su Endocrinology il BPA può avere ripercussioni nello sviluppo cerebrale dei bambini.
Nel 2005 i ricercatori dell’University of Cincinnati (Usa) scoprirono che importanti disturbi sul tessuto cerebrale dei bambini potevano essere indotti anche a dosi molto basse. Nello stesso anno una ricerca di Ana Soto della Tufts University (Usa) dimostrava che il Bisfenolo A può indurre tumori al seno e alla prostata (ratti).
L’8 marzo 2010 l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), ha ricevuto dalla Commissione Europea una richiesta di prendere in considerazione per la valutazione del rischio da BPA anche qualsiasi altra evidenza scientifica disponibile.
L’EFSA che aveva già pubblicato due pareri scientifici sul BPA nel gennaio del 2007 e nel luglio del 2008, il 26 marzo 2010 ha tenuto una riunione con esperti nazionali di BPA provenienti dagli Stati membri, coadiuvanti tecnologici (gruppo CEF) e con rappresentanti della Commissione europea.
Il 30 marzo 2010 l’EFSA ha ricevuto una richiesta urgente dalla Commissione europea di vagliare le motivazioni scientifiche fornite dalla Danimarca a supporto della decisione del governo danese di mettere al bando l’uso del BPA nei materiali a contatto con gli alimenti per i bambini in età compresa tra 0 e 3 anni.
La valutazione del rischio danese si basava essenzialmente sullo studio di Stump, che osserva possibili effetti neuroevolutivi del BPA a vari livelli di dose.
In Francia il Parlamento ha approvato il 23 giugno 2010, la sospensione delle vendite di biberon in policarbonato contenenti Bisphenol A, includento nella messa al bando la produzione, commercializzazione, importazione ed esportazione di BPA per la produzione di biberon per l’alimentazione infantile.
L’agenzia francese per la tutela alimentare ha imposto un sistema di etichettatura sistematica per avvertire i consumatori della presenza di BPA e ha messo in guardia contro il sovra-riscaldamento dei contenitori perché questo può aumentare il rischio di trasferimento di BPA nel cibo e nelle bevande.
Il 28 febbraio 2010 era apparsa sui giornali americani la notizia di un nuovo studio condotto su femmine di ratto in gravidanza (povere tope!), in cui l’esposizione indotta a BPA avrebbe aumentato la suscettibilità ad allergie asmatiche nei nascituri, mentre uno studio dell’ Environmental Health Sciences, University of Michigan ha rilevato che esposizioni a BPA potrebbe alterare i livelli ormonali nei maschi causandone l’infertilità clinica.
A chiudere l'iter giunge il regolamento di Esecuzione (UE) N. 321/2011 della Commissione Europea del 1° aprile 2011 che modifica il regolamento (UE) n. 10/2011 per quanto riguarda le restrizioni d'uso del bisfenolo A nei biberon di plastica.
Nella tabella 1 dell'allegato I al regolamento (UE) n. 10/2011, la voce riguardante la sostanza numero 151, denominata «2,2- bis(4-idrossifenil)propano» è inserito il testo seguente:
"Da non utilizzare per la fabbricazione di biberon di policarbonato per lattanti".
A tutti gli effetti il bisfenolo A è stato bandito dal marcato europeo dei biberon basandosi sul principio di precauzione per il timore che la sostanza possa influenzare lo sviluppo e la risposta immunitaria nei bambini piccoli.
Nel febbraio del 2012, alla luce dell’analisi di nuovi studi scientifici, il gruppo di esperti CEF ha deciso di intraprendere una nuova, completa valutazione dei rischi umani associati all’esposizione al BPA tramite la dieta, considerando anche il contributo di fonti non alimentari all’esposizione complessiva alla sostanza.
Considerando che trovare un sostitutivo efficace non è facile sul mercato europeo è comunque possibile acquistare prodotti destinati a venire a contatto con gli alimenti (e non) e contenenti bisfenolo A quali ad esempio vaschette per alimenti, occhiali, stoviglie di plastica, lenti a contatto, borracce da escursionismo, bottiglie d'acqua, packaging alimentari generici, scatolame.
L'ultimo ritiro imposto dalle autorità è avvenuto in Spagna a maggio 2012 relativo ad un biberon da 125 ml "Mamadeira Baby Bottle" di marca Concorde (Barcode 8429283040312)
Il prodotto in questione è stato ritirato dal commercio poichè si poteva rompere facilmente e i motivi decorativi si potevano staccare determinando la presenza di piccole parti ingeribili dai lattanti.
Il biberon conteneva bisfenolo A e non era conforme allo standard EN 14350.
Polipropilene e polietilene alta densità riciclato, le cassette da ortofrutta vanno preventivamente dichiarate
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- Written by Massimiliano Vurro
Il Ministero della Salute ha aggiornato la disciplina riguardante le cassette ortofrutticole in polipropilene e polietilene riciclato, attraverso il Decreto 16 aprile 2012, n. 77, pubblicato in G.U. n. 135 del 12 giugno 2012.
I produttori di cassette che impieghino materia plastica riciclata devono ora notificare all'Autorita' sanitaria territorialmente competente l'impiego di polipropilene e polietilene ad alta densita' riciclato.
Agrumi, cavoli, drupacee ad eccezione delle ciliegie, frutta varia con buccia commestibile limitatamente a cachi e fichi, funghi, ortaggi a bulbo, ortaggi a foglia ed erbe fresche ortaggi a frutto, ortaggi a radice e tubero, ortaggi a stelo, pomacee, possono venire in contatto con cassette traforate in:
1) polietilene ad alta densita' in modo tale che la superficie plastica non superi il 50% ± 5 dello sviluppo della superficie interna della cassetta stessa;
2) polipropilene in modo tale che la superficie plastica non superi il 92% dello sviluppo della superficie interna della cassetta stessa.
Per l'esatta individuazione dei prodotti ortofrutticoli che rientrano nelle categorie sopra riportate si deve fare riferimento all'allegato I del regolamento (CE) n. 178/2006, pubblicato nella G.U.U.E serie L 29 del 2 febbraio 2006
L'Europa in dispensa
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- Written by Michelangelo Vernice
Con una serie di provvedimenti legislativi mirati, in questi ultimi dieci anni, la Comunità Europea sta cercando di regolamentare la filiera agroalimentare emanando direttive e regolamenti atti a garantire la salubrità chimico/fisica/microbiologica degli alimenti prodotti e/o commercializzati sul proprio territorio oltre che la salute del consumatore finale.
Con il Regolamento (CE) n.178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002 ha stabilito principi e requisiti della legislazione alimentare fissando le procedure riguardanti la sicurezza alimentare ed istituendo l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).
Nei Regolamenti (CE) n° 852, 853, 854 del 2004, comunemente conosciuti come "pacchetto igiene", vengono rispettivamente presi in considerazione l'igiene dei prodotti alimentari in generale (852/2004) e quella dei prodotti di origine animale nel particolare (853/2004) stabilendo norme specifiche per l’organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano (854/2004).
Nel 2005, il Regolamento (CE) 2073/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2005, ha stabilito i criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari, indicando i limiti di tollerabilità in funzione delle specie microbiologiche negli alimenti nonchè le metodiche da utilizzare per le analisi.Il quadro normativo è stato recentemente ampliato ed implementato con il Regolamento (CE) 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori ed il Regolamento (CE) 1282/2011 della Commissione [che modifica e corregge il Regolamento (CE) 10/2011] riguardante i materiali e gli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con gli alimenti; quest'ultimo provvedimento, nel particolare, fissa il limiti di DGT (Dose Giornaliera Tollerabile) di numerose sostanze chimiche utilizzate nella produzione di imballi alimentari, fra cui il BisfenoloA [2,2-bis-(4-idrossifenil) propano ,industrialmente utilizzato come addittivo nelle plastiche, nei policarbonati e nelle resine epossidiche presenti nei rivestimenti interni delle lattine alimentari] il cui DGT è stato stabilito in 0,05 mg/kg peso corporeo/giorno così come suggerito dal comitato di esperti consultato dall'EFSA nel 2007.
L'utilizzo del BPA negli imballi alimentari e la sua potenziale cancerogenicità restano comunque questione molto dibattuta all'estero ed in tutta la Comunità Europea che con la Direttiva (CE) 8/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2011 ne ha vietato l'impiego nelle plastiche utilizzate per la produzione di biberon.
L'Agenzia nazionale della sicurezza alimentare francese (ANSES) , ad esempio, dopo aver effettuato studi dettagliati a riguardo, si è pronunciata sulla questione elaborando un report riassuntivo sulla base del quale l'utilizzo del BPA nelle plastiche alimentari sarà vietato in Francia a partire dal 2014.

